Assaggiamo Westvleteren Blonde e St. Bernardus Pater6 e Prior8

Il Monastero Westvleteren

 

Nel Monastero di Westvleteren, dal 1992 ha sede l’impianto di produzione e d’imbottigliamento di queste magnifiche birre trappiste. Il processo è rigorosamente seguito dai monaci, come chiede il disciplinare delle birre “trappist”. La produzione non certo enorme e l’altissima richiesta rendono queste birre poco reperibili. Anche in loco, presso il piacevole grande café In De Vrede, che riceve beer lovers da tutto il mondo, le bottiglie si possono acquistare con molte restrizioni per quel riguarda il quantitativo. Vi abbiamo già parlato della “migliore birra del mondo”, della sua rarità e della storia delle Westvleteren qualche tempo fa sul nostro blog!

 

Westvleteren Blonde | Membership Tripel B | Best Belgian Beers Torino Birre belgheWestvleteren Blonde (5,8%)

 

La più recente e la meno alcolica nella famiglia Westvleteren, è una bionda di grande eleganza.

 

Bionda, dal giallo intenso. Il perlage è fine ed i lieviti la rendono velata. Da servire preferibilmente nel caratteristico grande bicchiere a coppa, presenta un bel cappello di schiuma molto cremosa e di lunga persistenza.

 

Gli aromi dicono subito malto, miele floreale, sentori speziati da lievito accompagnati dal luppolo tra l’erbaceo ed il floreale.

 

Il percorso in bocca è rotondo, dal corpo medio, accompagnato da una carbonazione da medio-alta ad alta, secca e discretamente cremosa. L’inizio è dei lieviti: fruttato, pera, albicocca, agrumi; spezie come coriandolo e cannella. Subito dopo arriva il malto che poi esplode in un miele floreale con note di biscotto dolce. Note dolci che sono ben bilanciate dall’amaro medio del luppolo che ritroviamo erbaceo e floreale. Il finale è molto lungo, secco e con il tocco amaro del luppolo che prevale, sempre equilibrato da un retrogusto ancora un po’ fruttato e dolce.

 

Molto beverina, non una semplice e comune bionda ad alta fermentazione, regala sorrisi goduti ai palati più fini.

 

 

St Bernardus Pater6 | Membership Tripel B | Best Belgian Beers Torino Birre belghe

Il Birrificio St. Bernardus

 

Nel 1946, Evarist Deconinck ottiene la licenza per produrre birra per conto del Monastero St.Sixtus di Westvleteren. Quando nel ’92 decade la possibilità di brassare Westvletren (ora prodotta solo nell’omonimo monastero), il patrimonio di cultura brassicola si riversa nella produzione della St.Bernardus, che con la “rara sorella” trappista condivide alcune caratteristiche immancabili, ma che assume da subito una sua identità ben precisa, in termini di gusto, ovviamente, ma anche d’immagine.

 

St. Bernardus Pater 6 (6,7%)

 

La Pater 6 è il punto di accesso ideale al mondo delle Dubbel d’abbazia.
Il colore è marrone castagna con riflessi rame e rubino; schiuma abbondante, beige chiaro, fine, mediamente compatta e con buona persistenza.

 

Al naso si percepisce subito la complessità: spicca la fragranza del malto tostato, il caramello, toffee; un fruttato deciso, prugne, frutti rossi, uvetta; vaniglia, zucchero; meno intensi ma presenti cioccolato e cacao. Il tutto si stende su un tappeto di lieviti che fanno da sfondo speziato insieme ad un leggero sentore etilico.

 

In bocca la sensazione è quella di un birra cremosa ma decisamente scorrevole; il corpo non è troppo importante e lo stesso dica della carbonazione. Si ritrova il tostato, il caramello, toffee, le spezie, la frutta matura e la frutta secca. Dopo il dolce passaggio finale, chiude con una fantastica secchezza che la caratterizza e compare l’amaro del luppolo, un po’ terroso, a bilanciare il tutto. Conclusa la bevuta rimane l’amaro ma con una piacevole aroma speziato, persistente.

 

Certo una Dubbel non è la più beverina delle birre ma la Pater 6 è un buon approccio ad uno stile che è tra i fondamentali del Belgio… e va giù decisamente bene.

 

St Bernardus Prior 8 | Membership Tripel B | Best Belgian Beers Torino Birre belgheSt. Bernardus Prior 8 (8%)

 

La Prior 8 è senza dubbio l’elemento di contatto con Westvleteren. La ricetta è quella storica (Westvletren la cambiò negli anni adottando un lievito proveniente da Westmalle) e prima della disciplinare del 1992 che impedì la definizione “trappista”, le etichette delle allora St. Sixtus erano praticamente identiche alle attuali St.Bernardus.

 

Anche in questo caso si tratta di una Dubbel, ma si presenta più scura e torbida della Pater 6 e con meno riflessi, ma pur sempre presenti. Ottima la schiuma, anche qui beige chiaro ma molto cremosa e fine, di lunga persistenza (un velo rimane presente per tutta la bevuta).

 

L’aroma è davvero complesso: il cioccolato, la cannella, il caramello, un po’ di biscotto, zucchero grezzo e amaretto. Solo in un secondo momento si percepisce poi la frutta matura, le prugne secche, la frutta secca e un po’ di frutti rossi.

 

Al palato si ritrovano tutte le corrispondenze ancor più chiaramente: caramello, il biscotto arriva ad essere burroso, frutta candita, frutta matura, ancora uvetta e prugna secca. E’ una birra che sicuramente scalda la bocca, ha un ingresso dolce, il corpo è medio e la frizzantezza si fa sentire. Il finale è secco, forse quasi aspro e, solo leggermente, amaro. Quel che resta in bocca dopo averla sorseggiata ne rivela il carattere: morbida e bilanciata, l’etilico tira fuori tutto il suo calore su uno sfondo dolce.

 

Questo articolo è stato scritto da Ken Dust.

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